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Suoniamo “Su Grongu”

2021-01-18 12:40

Pro Loco Seneghe

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Suoniamo “Su Grongu”

La tradizione ci racconta che durante la peste del 1652 la comunità di Seneghe si affidò alla potente intercessione del santo martire Sebastiano...

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La tradizione ci racconta che durante la peste del 1652 la comunità di Seneghe si affidò alla potente intercessione del santo martire Sebastiano, affinché la sua protezione la liberasse dalla pestilenza che martoriava il paese.

Anche la Municipalità partecipò alla gioia della popolazione, offrendo quale segno di gratitudine la cera e l’incenso per la celebrazione del Santo. Fu allora che l’intera comunità lo elesse quale Compatrono.

In ricordo di questo evento vennero indette le “Quarant’ore di san Sebastiano”, un rito celebrato ogni anno dal 20 al 22 gennaio in lode del Signore per aver salvato la popolazione dal dilagare della peste.

 

Il 2020, l’anno appena concluso, è stato segnato dal dolore, dalla paura e dalla solitudine. Nei primi mesi della pandemia i seneghesi hanno rinnovato la loro invocazione a san Sebastiano, suonando ogni sera da finestre e balconi “Su Grongu”, la conchiglia tradizionalmente usata durante la raccolta della legna per il falò, alla vigilia della festa a lui dedicata. Quel suono ci ha fatto sentire “comunità”, ci ha ricordato la nostra storia, abbiamo riflettuto e la nostra preghiera è salita al cielo in un momento difficile per tutto il mondo.

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Abbiamo sperato di poter festeggiare nel 2021 san Sebastiano con devozione e riconoscenza; purtroppo però il tempo per festeggiare non è ancora giunto.

Ma noi vogliamo continuare a credere e sperare che presto tutto il mondo possa risollevarsi e riprendere a vivere nel pieno senso della parola. È per questo che, seppur in maniera diversa, anche quest’anno ci uniamo al comitato dei ragazzi “di leva”, i nostri diciottenni, che organizzano la festa, nel ricordo di questa ricorrenza.

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La vigilia non potremmo ballare al suono della fisarmonica intorno al falò cerimoniale, accompagnati dal suono de “Su Grongu”, né gustare un buon bicchiere di vino.

Ma “Su Grongu” risuonerà da balconi e finestre e quel suono sarà la nostra voce, quella di chi invoca e spera.

Il 20 gennaio non potremo festeggiare ma, uniti almeno nelle nostre intenzioni, potremo pregare e sperare che tutto presto torni alla normalità.

 

Penseremo con malinconia, che in questo giorno iniziava per noi “su Carrasegare”, il carnevale, evento a cui i seneghesi sono profondamente legati, che appartiene alla nostra storia da tempi immemorabili.

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Questa tradizione fu interrotta solo durante gli anni della guerra e poi ripresa ininterrottamente fino al 2020, ma quest’anno potremmo viverla solo nell’attesa e nella speranza.

Auguriamo quindi di cuore alla nostra comunità di poter vivere insieme “Su Carrasegare” il prossimo anno in “sa partza”, ballando al suono della fisarmonica e delle voci de “Su Cuntrattu”.

Speriamo di poterlo festeggiare ricordando le parole che il nostro poeta Peppino Manca scrisse dopo gli anni della guerra:

 

 

Como chi intradu est su carrasegare

 

Como chi intradu est su carrasegare,

cun sa sua armonia, a passos lentos,

s’intendet sonos e divertimentos

in dogni logu chi si det passare;

ca veramente si devet istare

allegros divertende cun amore;

ispecialmente po su balladore

est tempus de si poder disvagare,

            como chi intradu est su carrasegare.

 

Seneghe, ti divertes ca ses mere

de sas tua gioiosas allegrias,

sos abitantes sonos e armonias

intonan tuttus e ne an piaghere,

e i sa paghe chi at su podere

pustis de tantos annos est torrada.

Senza pensare a s’epoca passada

torramos a sonare e a cantare,

            como torradu est su carrasegare.

 

Girat in tundu e su ballu s’affollat

tottus si mustran cun lestresa e coidu:

unu chi iscudet cun su pea in boidu,

unu chi tirat e s’attiru chi mollat;

isgangheradu che corvu si ch’imbollat

candu faghinde est su passu ‘e tres,

e faccia a terra e abbaidende a pes

chi poted calchi cosa cumbinare

            como chi est intradu su carrasegare.

 

B’at baianeddas puru arringhi tostas

E bi nd’at lestras e ponen in mente

cando lis toccat sa tira insistente,

e sa guida lis movet sas costas.

Copias fora de passu e iscumpostas,

notande, chi nd’at semper calchi una,

ma como chi amos tentu sa fortuna

allegramente devimus ballare,

            como chi intradu est su carrasegare.

 

Pustis de tantos tribaglios e fatigas

Totu su carrasegare divertende,

martis danzande s’istat isettende

sa die de sas riccas corcorigas,

e de cantu tribagliu chi ti pigas

pustis est unu fruttu isciupittadu,

cun su sudore chi ti es costadu

no ndi ‘alet mancu a mandigare,

            como chi intradu est su carrasegare.

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