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PAESAGGI DELL'ARCHEOLOGIA
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I

Il territorio di Seneghe è ubicato nella Sardegna centro – occidentale, alle falde del massiccio vulcanico del Montiferru. È caratterizzato da zone prevalentemente collinari, da strette valli solcate da torrenti e da una fascia settentrionale montana. Il territorio è abitato almeno dal Neolitico recente, ma è a partire dagli inizi del Bronzo medio (XVII – XVI sec. a. C.) con l’avvento della Civiltà Nuragica, che assume caratteristiche di eccezionalità, sia dal punto di vista del numero degli insediamenti, sia dal punto di vista della rilevanza monumentale degli stessi. Sono, infatti, oltre un centinaio i nuraghi documentati tra i confini comunali di Seneghe. Le parti centrali e orientali del territorio sono letteralmente disseminate di costruzioni, una densità di strutture che ha ben pochi confronti in ambito isolano. Tra i numerosi nuraghi arcaici del tipo a corridoio, la tipologia di nuraghe più antica, possiamo annoverare i seguenti: Banzos, Campulliedda, Pista, Narba, Umbulos, mentre sono oltre cinquanta i nuraghi a tholos di tipo monotorre; tra quelli meglio conservati: nuraghe Littu, nuraghe Zippiriu, nuraghe Nughe, nuraghe Opianu, nuraghe Pruna. Tanti e di grande rilievo sono anche i nuraghi di tipo complesso, talvolta in ottimo stato di conservazione: nuraghe Mesu Maiore, nuraghe Zinzimurreddos, nuraghe Maganzosa (quadrilobati, quindi con una torre centrale e quattro torri secondarie unite da cortine murarie attorno alla stessa torre principale e ad un cortile), nuraghe Arbios, nuraghe Zacca, nuraghe Campu (con una torre centrale e una o due torri secondarie aggiunte frontalmente o lateralmente) solo per citarne alcuni. Spesso attorno ai nuraghi sono ben visibili i ruderi di estesi abitati con fasi di vita che arrivano sovente sino al V – VI sec. d. C. Importanti sono anche le testimonianze funerarie della civiltà nuragica con diversi esempi di tombe dei giganti, alcune ben conservate (sa Fach’e s’Altare, Zinzimurreddos) altre più rimaneggiate.

In età storica il territorio si presenta ancora densamente abitato, come indicano i numerosi villaggi che restituiscono materiali di superficie (frammenti di vasellame, tegole, monete) in qualche caso di età punica (VI – III sec. a. C.) o di età romana repubblicana (III – I sec. a. C.), ma soprattutto di età romana imperiale e tardoantica (I – V sec. d. C.). Tra questi anche una probabile villa urbano – rustica, munita di piccole terme private, sita in località Banzos – Barilli, legata allo sfruttamento agricolo del territorio e vitale sino alle soglie del medioevo (VI - VII sec. d. C.).

In età medievale la villa de Senege, antenata dell’attuale centro abitato di Seneghe, si sviluppava attorno ad una chiesa dedicata a Santa Maria (ubicata dove si trova l’attuale chiesa parrocchiale), citata nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado – celebre registro monastico dell’omonima abbazia benedettina camaldolese - sin dal XII secolo (anni 1167 – 1169). Tutto il territorio di Seneghe era compreso all’interno del Giudicato di Arborea, uno dei quattro regni in cui era suddivisa la Sardegna medievale (gli altri tre erano quello di Calari, quello di Torres e quello di Gallura). Le testimonianze materiali costituite dai reperti di superficie, in prevalenza frammenti di vasellame, tegole, mattoni, consentono di localizzare alcuni villaggi medievali scomparsi come quello di Guppurriu, ubicato non distante dal Nuraghe Zippiriu e abbandonato nel corso del XV secolo, e quello di Milis Pizzinnu (Miili Picinnu nei documenti medievali), anch’esso situato nel territorio di Seneghe e abbandonato tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Di quest’ultimo si conserva una pregevole chiesetta in stile romanico dedicata a San Pietro Apostolo. La chiesa venne fatta edificare da Donna Tocoele, vissuta nell’XI secolo e moglie del Giudice di Arborea Comita de Salanis, e in seguito donata al Priorato di Santa Maria di Bonarcado assieme al villaggio a cui apparteneva.

 

Quello di Seneghe è quindi un territorio in cui l’archeologia gioca un ruolo di primo piano restituendo al visitatore e all’ospite uno straordinario campionario di testimonianze del passato difficilmente riscontrabile in altre parti della Sardegna con le medesime caratteristiche quantitative e qualitative.

 

(di Giuseppe Maisola, Archeologo)

​(Foto Francesco Cubeddu, Gabriele Lo Piccolo, Luca Piu)

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