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URBANISTICA E ARCHITETTURA
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Il tessuto urbano di Seneghe può essere generalmente diviso in tre macroaree in base all’epoca di fabbricazione e alle tecnologie costruttive impiegate: il centro storico; le riconoscibili espansioni attorno alle attuali Via Aragona e Via Nazionale (loc. Binzena); il resto del paesaggio costruito, un anello periferico di più recente realizzazione. Come molti borghi collinari del territorio regionale e nazionale, l’edificato, soprattutto nella sua parte storica, segue le isoipse del terreno, cercando di adattarsi alla morfologia del paesaggio. Questo da sempre ha permesso di ottimizzare i dislivelli, con lunghe vie che si sviluppano sulla stessa quota collegate trasversalmente da brevi tratti con pendenze più marcate, e un’oculata e necessaria organizzazione del deflusso delle acque piovane. Anche le residenze private, impossibilitate ad espandersi su ampie superfici per la natura del terreno ma anche per la prossimità delle altre abitazioni, prediligono l’accrescimento in altezza, partendo da cellule elementari progressivamente giustapposte. Lungo il dedalo di vie che allargandosi danno vita, non di rado, a grandi e piccole piazze pubbliche, gli edifici si affacciano direttamente con il prospetto principale o un muro di confine che delimita piccole corti private. Nelle architetture tradizionali i materiali più largamente utilizzati sono: la pietra basaltica per le murature perimetrali e gli elementi portanti in genere; il legno dei solai interpiano, delle coperture e degli infissi; la terracotta dei coppi utilizzati nei manti di rivestimento esterno; pietra tenera, generalmente tufacea, per gli architravi e stipiti dei vani; la terra e la calce delle malte. Su tutto svetta, con i suoi 36m di altezza alla sommità, l’imponente cupola della parrocchiale dedicata all’Immacolata Concezione. Consacrata nel 1893, in stile baroccheggiante, rimanda, nelle forme e nelle dimensioni, alla cattedrale di Oristano. Sul prospetto otto lesene in pietra basaltica locale con capitello ionico sorreggono una cornice sormontata dal grande timpano triangolare. Al centro un importante vano d’ingresso con piattabanda permette l’accesso all’interno. Superata la bussola, lo spazio si presenta suddiviso in tre navate: la principale, coperta da volta a botte; le laterali, con tre cappelle trasversali reciprocamente comunicanti. Dal transetto, dove si trovano, opposte fra loro, le cappelle dedicate al Sacro Cuore di Gesù e al compatrono della comunità, S. Sebastiano, è possibile raggiungere la sagrestia, la cappella del SS. Sacramento e l’altare, col suo coro dai caratteristici stalli lignei. All’incrocio di navata principale e transetto, ad oltre quindici metri di altezza, si imposta il tamburo ottagonale, sorretto da quarto archi a tutto sesto e dai convenzionali pennacchi, e quindi la cupola affrescata.

In piazza G. A. Deriu si trovano altri importanti edifici: il Municipio, che ha assunto la sua forma attuale con interventi operati principalmente durante gli anni ’80 del Novecento; le ex scuole elementari, costruite negli anni ’20 del Novecento, inizialmente consistenti nel solo piano terra e successivamente sopraelevate; la canonica; la grande fonte ottocentesca; poco più in là, l’ex monte granatico, oggi sede della locale filiale di un istituto di credito. Adiacente alla chiesa parrocchiale, a formare un’unico grande isolato a vocazione religiosa, si trova poi l’Oratorio del Rosario, risalente al XVII secolo. Si tratta di un unico ambiente, coperto alternatamente da volta a botte e volta a crociera, che si sviluppa longitudinalmente e con l’altare straordinariamente a ovest.

Altri luoghi di culto importanti per la comunità sono: la Chiesa di Santa Maria della Rosa, databile al XIII secolo, presenta una pianta a croce latina con unica navata e transetto. A epoche successive si fa’ risalire l’aggiunta di due ulteriori locali: la cappella dedicata a Sant’Agostino; uno spazio di filtro dal quale è possibile suonare la singola campana del modesto campanile a vela. La struttura è circondata dal sagrato nel quale durante l’anno si svolgono diverse cerimonie tradizionali; la Chiesa di Sant’Antonio di Padova originariamente cappella dell’antico cimitero e risalente al XVII secolo, si trova al principio del viale che conduce all’odierno campo santo.

Sul prospetto principale spiccano i cantonali d’angolo, il portale architravato, con piedritti, soglia e piattabanda basaltici, una lunetta semicircolare e il campanile a vela, con campana percossa oggi da elettrobattente. Ai lati, due contrafforti murari si oppongono alle spinte generate dagli archi trasversali interni in conci calcarei i quali sostengono la copertura lignea dell’unica navata. Sul fondo, a est, si trova l’altare col simulacro del Santo. In una propaggine amministrativa del territorio comunale compresa fra i territori dei comuni di Milis, San Vero Milis e Narbolia, si trova un altro tempio dedicato al culto di San Pietro. Circondato da un sagrato con annesso un piccolo ambiente domestico fa parte della giurisdizione parrocchiale di Milis.

 

(di Alberto Crobe, Architetto)

(Foto Francesco Cubeddu, Gabriele Lo Piccolo)

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